La regolazione della sella

La messa a punto della sella, riguarda sia la posizione lungo l’asse
del piantone, ovvero la sua altezza, sia la collocazione nel piano
orizzontale, ovvero la sua posizione antero – posteriore o
arretramento.
L’altezza della sella corrisponde alla distanza che intercorre fra il
centro del movimento centrale ed il centro anatomico della sella posto
a circa 12 cm dal bordo posteriore.
L’arretramento consiste nella distanza che intercorre tra la verticale
che parte dal movimento centrale e la sella (punta o centro anatomico a
seconda delle diverse modalità di valutazione).
Nella geometria del telaio, altezza e arretramento sono valori
strettamente relazionati fra di loro dato che la modifica dell’uno
determina una variazione dell’altro. Alzando la sella, infatti, si
determina un aumento dell’arretramento e viceversa.
Gli effetti dello spostamento della sella sulle geometrie articolari
del ciclista sono ancora più complessi. I cambiamenti dell’altezza e di
arretramento, infatti, influiscono sul grado di estensione degli angoli
di anca, ginocchio e caviglia, ma anche sulle posizioni reciproche dei
centri articolari.
Ad esempio, se proviamo ad abbassare la sella della nostra bicicletta
di qualche millimetro ci accorgiamo che, come è facilmente intuibile,
l’ampiezza angolare delle articolazioni dell’arto ed in particolare del
ginocchio, si riduce. Misurando, tuttavia, con un filo a piombo, la
distanza della rotula rispetto alla proiezione verticale del movimento
centrale (vedi box) possiamo facilmente verificare che questa è
cambiata notevolmente, molto più rispetto all’effettivo avanzamento
della sella che scorre su un piano obliquo rispetto alla verticale
stessa.
Che cosa è avvenuto? Il ginocchio si è spostato in avanti proprio a
causa della diminuzione dell’ampiezza angolare delle articolazioni di
tutta la catena cinematica. Agendo sull’altezza, quindi, abbiamo agito
anche su una delle variabili biomeccaniche controllate
dall’arretramento.
Nella regolazione della posizione, quindi, è consigliabile ricercare
prima la giusta altezza della sella (ottimizzazione del grado di
flesso-estensione delle articolazioni) e successivamente, attraverso la
regolazione dell’arretramento, trovare i giusti rapporti tra centri
articolari e punti di riferimento della bicicletta.

ALTEZZA DELLA SELLA

Diversi autori danno dei coefficienti per poter calcolare l’altezza
della sella a partire dalla lunghezza degli arti inferiori. Premesso
che l’altezza della sella deve essere misurata lungo l’asse del tubo
piantone, dal centro del movimento centrale alla sommità della sella,
vengono riportati di seguito i coefficienti proposti da Bernard Hinault
e da Greg LeMond.
Il bretone Hinault propone di moltiplicare la misura del cavallo in
centimetri per il coefficiente 0.885, ottenendo così l’altezza della
sella in centimetri. LeMond consiglia invece di utilizzare il
coefficiente 0.883.
Esiste un ulteriore metodo, che comprende nella misura anche la
lunghezza della pedivella in posizione bassa, a continuare idealmente
l’andamento del tubo piantone. La misura del cavallo viene
moltiplicata, in questo caso, per 1.09. Il risultato così ottenuto
fornirà la misura dell’altezza di sella, partendo dall’asse del pedale
fino ad arrivare alla sommità della sella stessa.
Purtroppo ci sono diverse variabili che devono essere prese in
considerazione e che portano ad una modifica sostanziale di questa
misura. Queste variabili comprendono tra l’altro il tipo di pedali, lo
spessore della suola, la lunghezza delle pedivelle, la taglia del piede
ed i differenti tipi di pedalata.
Il Dott. Pruitt, specialista del ginocchio al Presbyterian Hospital di
Denver, fornisce un buon metodo per determinare l’altezza adeguata
della sella al fine di evitare le patologie della rotula e della
colonna vertebrale. Questo metodo consiste nel mettere la gamba del
ciclista al Punto Morto Inferiore con il piede in posizione neutra e
tracciare due linee rette: la prima parte dal gran trocantere femorale
fino al condilo laterale del ginocchio, la seconda parte dal malleolo
esterno della caviglia e incrocia l’altra linea sul condilo femorale.
Nello stradista queste due linee devono presentare un angolo di 25°-30°
(corrispondenti a 150°-155° tra femore e tibia).

ARRETRAMENTO ED AVANZAMENTO DELLA SELLA

La posizione antero-posteriore della sella (arretramento) rispetto alla
linea verticale che cade sull’asse del movimento centrale è il punto
principale della posizione del ciclista. Poiché la sella offre una
modesta possibilità di movimento sul reggisella occorre una buona
corrispondenza tra arretramento ed angolo di inclinazione del tubo
piantone. Questo dato è molto importante perché condiziona la sequenza
cronologica del reclutamento dei gruppi muscolari e determina la
posizione del bacino e del rachide rispetto agli arti inferiori e
superiori. Le patologie muscolari ed articolari della zona lombosacrale
della colonna vertebrale e delle cosce, dipendono spesso da un errato
arretramento della sella.
Posizionando le pedivelle in posizione orizzontale con il piede in
posizione neutra, bisogna tracciare una linea verticale che, scendendo
dal bordo laterale della rotula, deve incrociare il bordo posteriore
dell’asse del pedale.
La sella deve essere regolata in modo da consentire questo
allineamento.
Questo metodo è stato confermato dal Dott. Pruitt che ha scelto come
migliore posizione del ginocchio l’asse verticale passante per il bordo
anteriore della rotula ed il bordo anteriore della pedivella sempre in
posizione orizzontale. Tutte queste tecniche hanno il difetto di fare
riferimento ad una postura specifica (condizione statica), senza il
reale intervento della muscolatura. È invece molto importante
considerare l’effettiva azione degli arti inferiori durante l’azione
dinamica della pedalata. Molto utile risulta, quindi, l’osservazione
della cinematica degli arti inferiori, in modo da valutare
oggettivamente se i migliori angoli di lavoro sono perseguiti durante
tutto il ciclo della pedalata. L’elemento è di indubbio interesse
perché spiega l’estrema suscettibilità di questa articolazione agli
errori di regolazione e perchè l’adozione di una corretta geometria del
mezzo metta in condizione l’apparato muscolo – scheletrico di esprimere
la massima potenza possibile.
Ultimo elemento da sottolineare, ma non per importanza, è rappresentato
dal fatto che modifiche della posizione della sella comportano
variazioni dei parametri angolari in assoluto piuttosto ridotte.
Sembrerebbe quindi che al mutare della posizione della sella non
corrispondano sostanziali variazioni della lunghezza di lavoro dei
muscoli tali da incidere significativamente sulla produzione di potenza
da parte dei motori articolari.
Eppure chi pratica questo sport è capace di avvertire differenze nella
dinamica della pedalata variando anche di pochissimi millimetri la
posizione della sella così come sono state avvertite dagli atleti
partecipanti alla ricerca.
In realtà, il sistema di controllo del movimento, dal quale dipende
l’ottimizzazione del rendimento nell’esecuzione del gesto atletico, è
estremamente raffinato e si gioca su delicati equilibri tra fattori
meccanici, coordinativi e neuro-sensoriali.
Equilibri che sfuggono ancora anche ai più moderni e sofisticati
sistemi di misura che le tecniche di analisi biomeccanica ci offrono,
ferma restando la loro indubbia utilità nell’approccio conoscitivo dei
principi generali di tali problematiche.
A tal proposito, le esperienze maturate con ciclisti di elevato
livello, mostrano chiaramente una tendenza a regolare la sella in modo
diverso in funzione delle caratteristiche tecniche dell’atleta.
Gli scalatori, infatti, posizionano generalmente la sella con altezza
ed arretramento leggermente maggiori rispetto ai passisti ed ai
velocisti. Malgrado le molteplici congetture in tema di biomeccanica
che sono state e possono essere fatte, non esistono allo stato,
spiegazioni certe del fenomeno.




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